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    15
    mar.
    2013

    Le due sponde del Tevere: duemila anni dopo, Francesco un po’ meglio dei Nostri

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    Papa Francesco
     
    Papa Francesco

    Alcune considerazioni, magari impressionistiche, su questa settimana particolare che ci ha dato un nuovo Papa e ci fa penare per un

    governo in Italia. Tengo insieme due questioni così apparentemente lontane perché la contemporaneità, e Roma, ossia una sorta di unità di tempo e di luogo aristoteliche anche se non necessariamente d’azione, ce le offrono insieme.

    1) Non c’è bisogno di essere credenti, praticanti o dubitanti, e neppure atei, per evincere il senso “temporale” di tutto ciò: è chiaro perché dopo duemila anni la Chiesa di Pietro resiste nell’al di qua in funzione di un al di là che lascio alla coscienza di ognuno, mentre la politica terrena si immiserisce in ciò che vediamo.

    2) Dimissioni straordinarie di un Pontefice, di cui forse ancora non pesiamo fino in fondo il senso e la simbologia, cui una Chiesa macchiata e sospetta dà una risposta rapida e a sua volta straordinaria. Inedito Papa gesuita, “Papa Nero” secondo la terminologia interna dei gesuiti, Papa francescano e umile nel segno della croce di ferro in un momento in cui lo sfarzo è sotto processo al di qua e al di là del Tevere.

    3) Papa controverso, per la memoria delle vittime del regime di Videla: dov’era, che faceva, che ha fatto, da che parte stava in quegli anni mostruosi ecc. Ma Papa nuovo, nuovissimo, il primo sudamericano, in un momento in cui la prima potenza mondiale ancora riconosciuta, gli Usa di Obama, è sempre più “latinizzata” nei costumi, nei rapporti di forza, nelle ultime urne.

    4) Tutto ciò avviene rapidamente, in due giorni scarsi di Conclave sotto gli occhi del mondo, mentre in Italia si fatica ad avanzare sulla via istituzionale, lo stallo e la stagnazione politica imperano; mentre la buona fede e gli interessi superiori del Paese impallidiscono. E la crisi economica morde sempre di più.

    5) Ci si divide sul Movimento 5 Stelle di Grillo, che non vota per il Pd “buono” contro il Pdl “cattivo” neppure in un momento tanto critico: ognuno la pensi come crede, per carità, ma almeno una parvenza di logica bisognerebbe tirarla fuori.

    6) Come si può pensare che anni di campagna prima politica poi elettorale quindi elettoralistica dal basso contro le nequizie del Palazzo e della sua casta, o meglio supercasta garante di tutte le altre caste da cui è soffocata questa povera Italia, si nebulizzino d’incanto di fronte all’ingresso in massa dei “grillini” nelle due Camere? Si obietta: lo facciano, per il bene del Paese. Il punto è che lo chiedono gli stessi che hanno provocato la reazione di tanti italiani che hanno votato Grillo e i suoi.

    7) Quindi si starebbe chiedendo a Grillo di votare contro se stesso, in qualche modo, in funzione di una gravissima emergenza istituzionale che però non ha prodotto lui né i suoi. Possibile che sfugga in toto o in parte questo paradosso?

    8) Come a dire “peggio per te che hai preso i voti”, nel senso di “troppi voti”, “così impari”. L’altro messaggio circolante per l’M5S, quello tradotto in una sorta di “hai voluto la bicicletta, pedala!”, è contraddittorio. Perché casomai scelgono loro come e quando pedalare…

    9) Non c’è quindi un Grillo tra i Cardinali elettori, certamente, ma non ci sono neppure quest’ansia né questa necessità cristiane di rinnovamento nel solito Conclave smozzicato della nostra politica.

    10) Onore a Nanni Moretti. Con due film, Il Caimano (inteso come scene finali rigirate lunedì scorso davanti al Palazzo di Giustizia di Milano dal Pdl…) e Habemus Papam nel suo senso più profondo, è entrato nella cosiddetta “metacinematografia”, è andato cioè oltre la qualità di un film spicciolo. Ha ritratto un’ epoca. Chapeau!

    (o.b.)

    Postato da Redazione
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