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    04
    giu.
    2012

    Scossa continua

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    tende_sfollati

    I Tg di lunedì 4 giugno 2012 - Le ultime scosse non uccidono ma sfiniscono gli sfollati che sempre in maggior numero popolano le tende. I simboli di tante comunità continuano a sbriciolarsi ed è forte il rischio che finiscano con l’essere fiaccate anche la resistenza e la voglia di reagire di tanti emiliani. I Tg approfondiscono questi aspetti, con TG 2 che titola sui supporti psicologici che si rendono necessari. Analoghi servizi per Tg 3, Tg 4 e Studio Aperto. Buono quello del Tg 3 sull’ “identità emiliana” riproposta attraverso una carrellata di immagini dal grande schermo e di canzoni. TG 5 sugli stessi temi intervista Pupi Avati. Nel giorno del lutto nazionale ottiene spazio la proposta  dal forte valore simbolico della Ministra Cancellieri, che ipotizza l’uso dei detenuti per l’assistenza e la ricostruzione.

    Lasciando da parte la terra che trema ancora, gli scossoni della politica sono oggi causati da movimenti nel Pd, con Fassina che “vede” elezioni in autunno e Bersani che lo smentisce. C’è poi la baruffa chiozzotta tra Fornero e Patroni-Griffi sui licenziamenti dei dipendenti pubblici che, però, non sembra interessare veramente neanche i Tg che se ne occupano.

    Qualche riga ora su un’intervista-non intervista del Direttore del Tg 1 Maccari al Segretario di Stato Vaticano Cardinal Bertone. Visti i tempi che si stanno vivendo oltre Tevere, poteva essere un gran pezzo di giornalismo. Non è stato così. Lunghi minuti sulla visita del Papa a Milano – e ci potevano  stare -, ma poi sugli scontri nella Curia e tra Curia e Cei Maccari  è apparso come la spalla del prim’attore con l’esclusiva funzione di lanciare i monologhi del protagonista.

    Nel commento, a pochi giorni dall’anniversario dei referendum del 12 e 13 giugno sull’acqua pubblica e sul nucleare, abbiamo sentito Paolo Carsetti, portavoce del Forum dei movimenti. Un anno in cui molta acqua è passata sotto i ponti, ma la politica non ha fatto niente per rendere concreta la volontà dei cittadini. E l’informazione  ha fatto forse ancor meno.

    Lorenzo Coletta

    Il Commento di Paolo Carsetti, Portavoce del Movimento per l’Acqua Pubblica
    (Intervista di Alberto Baldazzi)

    Paolo Carsetti, un anno fa di questi tempi eravamo alle battute finali di una lunghissima campagna referendaria sui temi dell’acqua pubblica e del nucleare che aveva visto completamente assente il mondo dell’informazione tranne che in extremis, tirati per le orecchie dall’ Agcom, i Tg delle ultime giornate. È passato un anno. Per un momento i temi dell’acqua, vincenti nel referendum con quel risultato clamoroso, sono stati in auge, poi tutto è passato nel dimenticatoio. A 12 mesi di distanza, che bilancio se ne può trarre?

    “È stato un bilancio positivo per quanto riguarda la partecipazione che ha garantito il 12-13 giugno quella straordinaria vittoria, frutto di una mobilitazione sociale continua, ma anche della grande disponibilità dell’opinione pubblica verso i temi della difesa dell’acqua come bene comune. Negativo, invece, rispetto alla risposta che è stata data sia dai media che dalle istituzioni preposte ad attuare quel risultato. Non credo che le cose siano scollegate. Abbiamo notato una stretta connessione tra i poteri forti, le lobbies economico – finanziarie, ed i media cosiddetti “mainstream” che guidano l’informazione nel nostro Paese, compreso quello che dovrebbe essere il servizio pubblico Rai. Queste lobbies, sostanzialmente, non vogliono mollare l’osso. Abbiamo sempre denunciato che l’acqua era, è, e diventerà un business enorme. Soprattutto in un momento di crisi i poteri forti non vogliono lasciare andare una fetta di mercato che garantisce profitti sicuri. Nessun cittadino può fare a meno dei servizi pubblici essenziali e questo garantisce degli utili perpetui, una sorta di rendita. Queste cose sono connesse tra loro e l’anno passato, col silenzio della stampa sulle varie iniziative che il Movimento per l’acqua ha messo in campo, ce lo ha dimostrato. La campagna di “obbedienza civile”, che ha raggiunto migliaia di cittadini e a cui viene chiesto di attuare in prima persona l’esito del referendum, oppure le varie mobilitazioni che ci sono state, soprattutto quelle nazionali, come quella di sabato scorso che ha visto sfilare a Roma decine di migliaia di persone, sono state preparate nel silenzio assordante dei media, senza che venisse dato conto come, a distanza di un anno, il Movimento per l’acqua e quello della Difesa dei beni comuni sarebbero tornati in campo proprio per ribadire la necessità del rispetto referendario”.

    Carsetti, tentiamo un’equazione tra la politica disattesa dai cittadini, il disprezzo e la lontananza che dimostrano nei confronti dei partiti tradizionali, un confronto tra l’agenda politica tradizionale e la sensibilità dei cittadini. In fondo sono elementi apparentemente diversi che si tengono comunque uniti da un unico filo. Se il 72% degli italiani mostra una determinata sensibilità e la politica non se ne accorge il problema diventa della politica, che viene punita …

    “Assolutamente. Credo infatti che il rischio maggiore a cui si è andato incontro con questo disconoscimento del risultato referendario sia stato, da una parte, che quelle norme abrogate da uno strumento di democrazia diretta sono state in parte reintrodotte o vogliono essere reintrodotte. Ma è certo grave che non la politica non sia stata in grado di cogliere quel segnale forte che veniva dalla stagione referendaria e dal risultato delle amministrative dell’anno scorso. Una volontà espressa chiaramente rispetto alla voglia di partecipare attivamente alla vita politica di questo Paese, al fatto di potersi sentire come individuo parte di una collettività e socialità. Credo che sia stato questo sentimento diffuso a destare interesse nella campagna referendaria e a portare a quel risultato elettorale. Un sentimento che nessuna forza politica ha saputo intercettare, un sentimento che, credo, le ultime elezioni comprovino. Assistiamo ad un progressivo allontanamento dalla politica, ma si tratta di quella politica con la “p” minuscola. Resta invece la voglia di continuare ad impegnarsi per un futuro migliore, per un Paese diverso, al di fuori dei partiti che sembrano invece occuparsi della loro sopravvivenza piuttosto che del bene comune.”

    E che si rispecchiano pienamente nel mondo dell’informazione…

    “Esattamente. l’informazione non è da meno: da una parte fa da sponda alle varie forze politiche, dall’altra ai vari interessi economici”.

    Dati Auditel di domenica 3 giugno 2012

    Tg1 ore 13:30- 4.360.000  24.15% ore 20:00 – 4.161.000 22.91%.
    Tg2 ore 13:00 – 2.867.000  16.84% ore 20:30 – 2.540.000 12.13%.
    Tg3 ore 14:30 – 1.497.000 8.37% ore 19:00 13.35%.
    Tg5 – ore 13:00 – 3.017.000 17.60% ore 20:00 – 3.298.000 17.55%.
    Studio Aperto -  1.167.000 ore 18:30 10.05%.
    Tg4 – ore 11:30 – 534.000  5.54% ore 19:00 – 1.184.000 8.68%.
    Tg La7 – ore 13:30 – 777.000 4.29% -  ore 20:00 – 1.454.000 7.69%.

    Fonte: www.tvblog.it

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    Postato da Osservatorio TG
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