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    24
    mag.
    2012

    Perché siamo ridotti così?

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    Video intervista a Oliviero Beha, ospite del al Sol8 delle 6, Viterbo

    VITERBO – Oliviero Beha è stato invitato al Sal8 delle 6 per la sua unicità, per il suo essere politicamente scorretto, per la sua schiettezza. Al termine di un frizzante incontro, che si è svolto ancora una volta di fronte ad un numeroso pubblico che è rimasto anche in piedi pur di ascoltare il giornalista, Beha ha confermato la sua forza: mantenere fede alle sue idee, un pregio di questi tempi.

    Bottone ha avviato l’incontro ringraziando Unindustria, presenti Merlani e Delli Iaconi, e Paolo Pelliccia, per l’ottimo lavoro che sta portando avanti la biblioteca: “Questo appuntamento poteva iniziare con il canto dell'inno, il segno della rinascita, e poteva proseguire dissertando su un futuro fatto di giusta competizione. Ma tutto si è strozzato in gola, vissuto nei peggiori anni della nostra vita. Niente riscatto quindi, almeno per ora, e ne parleremo con un uomo che ha tenuto sempre la sua posizione, insofferente alle etichette: Oliviero Beha”.

    Bottone ha presentato al pubblico il libro “Il culo e lo stivale”, definendolo attualissimo, appassionato, pieno di amore deluso, ispirato da sacro furore. “Il lettore è sovrano, non sono una persona fredda – ha esordito Beha – scrivo anche poesie e quindi con passione. Il libro spiega fin dall'inizio perche ho usato questo termine, e vi invito a leggerlo. Ho scelto il lasso di tempo della mia vita, dal secondo dopoguerra ad oggi, tragico, drammatico, preoccupante, e faccio un paragone con gli anni ’50. Il Paese è più mafioso di quel che sembra, e ti senti straniero in casa tua, la vocazione allo straniamento va oltre all'identificazione nazionale”.

    Nel libro descrivi un’Italia in brutto stato? Ha incalzato il conduttore. “Ginger e Fred sono morti è uno dei capitoli dove descrivo il menefreghismo culturale assoluto, non ho inventato nulla, ho solo riversato quello che vedo, un buco nero dove precipita tutto. E la politica non aiuta: basterebbe un partito che non fosse un ‘arrivato’, questi non sono partiti ma comitati d'affare. Ogni cosa ha un prezzo, guardiamo anche Saviano, è ormai una merce, che viene venduta come tale”. E come ci siamo ridotti così? “Il problema italiano non e' soltanto economico, così si rischia di mettere solo una pezza. Alla fine degli anni ‘40 l'Italia si trasforma da contadina ad industriale, e si pensò che stessimo colmando un gap. Ma gli altri paese ci misero 200 anni, noi in una sola generazione: le prime cambiali culturali l'Italia le ha accese all'epoca e poi sono andate all'incasso. La cultura è passata da agricola ad industriale, con la nascita degli operai, che sono poi stati spazzati via dalla tecnologia. Il buco culturale di questo Paese, che si è rapidamente aperto, e che riguarda l'identità, è stato riempito dal consumismo”.

    E non poteva mancare il giornalismo: “Romiti disse che i giornalisti prima di fare domande dovrebbero tirarsi su i pantaloni, oggi è anche peggio – ha proseguito – si è creato il maggioritario dell'informazione: ogni giornalista è legato ad un'area e scrive il peggio dell'avversario politico e ci siamo ritrovati una classe politica geneticamente modifica, scaturita da un'informazione in libertà vigilata. Io voglio scrivere bene o male di chiunque, questa è libertà, magari anche senza dittatura della pubblicità”.

    E qual è la sua ricetta? “Se non riusciamo a trasformare in politica democratica la nostra politica, ce la possiamo permettere la democrazia? La democrazia è fortemente condizionata dall'economia, quando insistono su cose su cose impossibili da capire come spread, si taglia fuori una generazione. Questo è un Paese che si è deresponsabilizzato in tutto. Nel libro faccio un'analisi, tratto i rapporti tra economia e politica e penso cosa dobbiamo fare per i giovani: bisogna ricominciare a distinguere tra necessario e superfluo, ma bisogna individuale l'essenziale”.

    E in chiusura Bottone ha chiesto se si vede bene come presidente Rai. La risposta? “Mi sembrerebbe riduttivo!”

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    Postato da Redazione
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